Gli Uccelli
Classe di vertebrati a sangue caldo capaci di un volo efficiente e, almeno allo stadio adulto, quasi interamente rivestiti di penne. Si tratta di animali bipedi, con arti anteriori modificati in ali. Dal punto di vista evolutivo, gli uccelli derivano dai rettili; probabilmente dai dinosauri dell'ordine dei saurischi, ma forse - secondo recentissimi studi - da un gruppo di rettili anteriori. La capacità di regolare la propria temperatura corporea spiega la straordinaria diffusione di questa classe, che si trova rappresentata a tutte le latitudini, dalle regioni a clima torrido a quelle artiche.

Apparato scheletrico
Numerosi sono gli adattamenti al volo rintracciabili nello scheletro degli uccelli. Le ossa delle dita e del tarso dell'arto anteriore sono fuse a formare un supporto rigido per le penne remiganti dell'ala; la fusione delle ossa, che aumenta la resistenza e la leggerezza dello scheletro, si ritrova anche nel cranio e nel cinto pelvico. Molte delle ossa degli uccelli adulti sono cave, collegate a un sistema di sacche aeree che rende la struttura corporea più agile e leggera. Il passaggio d'aria all'interno di queste strutture consente, inoltre, la dispersione dell'eventuale calore in eccesso (gli uccelli non hanno ghiandole sudoripare che possano assolvere a questa funzione di termoregolazione). Nella maggior parte degli uccelli lo sterno è relativamente sviluppato e presenta una cresta centrale, detta carena, che costituisce il punto d'inserzione dei principali muscoli pettorali del volo. Negli uccelli che hanno perso la capacità di volare, come lo struzzo, il kiwi e il nandù, la carena è scomparsa e lo sterno presenta dimensioni ridotte. Le mascelle degli uccelli più evoluti si sono modificate a formare un becco corneo privo di denti, coperto di uno strato che può essere coriaceo, nella maggior parte dei casi, o della consistenza del cuoio, come negli scolopacidi e negli anatidi.

Apparato digerente ed escretore
La cavità boccale contiene una piccola lingua rivestita di uno strato corneo. L'esofago si dilata in una sacca detta ingluvie o gozzo, in cui il cibo viene temporaneamente immagazzinato. Lo stomaco è suddiviso in proventriglio e ventriglio; all'interno di quest'ultimo avviene la triturazione dell'alimento, grazie alle contrazioni delle pareti muscolari e all'azione dei detriti ingeriti dall'uccello insieme al cibo. Il tratto terminale dell'intestino sbocca nella cloaca, un'unica cavità in cui confluiscono anche i dotti degli organi riproduttivi e di quelli escretori. L'urina prodotta, costituita prevalentemente di acido urico, viene espulsa insieme alle feci.

Organi di senso
I principali organi di senso degli uccelli sono la vista e l'udito. In particolare, l'occhio presenta un numero di elementi fotorecettori superiore a qualunque altro vertebrato. L'olfatto e il gusto invece sono generalmente poco sviluppati.
La maggior parte degli uccelli ha occhi relativamente grandi. Come gli esseri umani, questi sono in grado di percepire i colori, come è logico aspettarsi, visto il ruolo importante della colorazione del piumaggio nella loro vita di relazione. Diversamente da quelli umani, tuttavia, gli occhi degli uccelli sono nella maggior parte dei casi situati in posizione laterale e non frontale; pertanto, non consentono la percezione della profondità, ma abbracciano un campo visivo più ampio. Fanno eccezione gli occhi degli strigiformi, che sono localizzati sul piano frontale del capo; diversamente da quelli umani, tuttavia, i bulbi oculari non possono ruotare all'interno delle orbite, pertanto, per guardare ai margini del campo visivo, gli strigiformi sono costretti a voltare la testa.
Gli uccelli che cacciano nella completa oscurità si orientano mediante l'udito e comunicano con la voce. L'orecchio della maggior parte delle specie è sensibile alla stessa gamma di suoni degli esseri umani.
Si sa poco sul senso del gusto negli uccelli selvatici, sebbene alcuni esperimenti effettuati su polli e piccioni domestici abbiano stabilito che essi manifestano precise preferenze per i diversi sapori. A differenza dei mammiferi, tuttavia, la lingua degli uccelli è povera di papille gustative.
Anche del senso del tatto negli uccelli non si sa molto; si è osservato tuttavia che i loro occhi sono particolarmente sensibili al tatto: quando la superficie del globo oculare viene toccata o appena sfiorata, una terza palpebra, chiamata membrana nittitante, scorre sull'occhio, mantenendolo pulito ed eliminando le eventuali impurità. Inoltre la membrana nittitante, che è semitrasparente, protegge l'occhio degli uccelli tuffatori quando nuotano sott'acqua.
Gli uccelli, infine, hanno un eccezionale senso dell'equilibrio, che permette loro di stazionare su esili posatoi, o, durante il volo, di operare le necessarie correzioni imposte dalle correnti d'aria.

Accoppiamento e nidificazione
Nella maggior parte dei casi gli uccelli sono poligami: sono poche le specie che formano coppie durature. In ogni modo, anche tra coppie consolidate la relazione fra i partner viene rinnovata all'inizio di ogni stagione riproduttiva, mediante caratteristiche e spettacolari parate nuziali. In alcuni uccelli, queste consistono nell'esecuzione di una serie di movimenti stereotipati da parte di entrambi i partner; se uno dei due non risponde nel modo corretto, la sequenza si spezza. In altri uccelli, maschio e femmina si esibiscono in duetti canori. Nelle specie in cui non esiste un vero legame di coppia, i maschi competono per il diritto di accoppiarsi con il maggior numero possibile di femmine.
Le uova vengono deposte in luoghi diversi, a seconda dell'habitat occupato e delle abitudini della specie: alcuni uccelli si accontentano di appoggiarle sul suolo, altri costruiscono nidi più o meno elaborati, con i materiali più facilmente reperibili nell'ambiente: erba, ramoscelli, corteccia, licheni, fibre vegetali, penne, peli di mammiferi, ragnatele, fango, alghe, conchiglie e ciottoli, talvolta tenuti insieme dalla saliva. Per rivestire internamente il nido, molti uccelli si strappano le penne dall'addome; in questo modo rimane scoperta una parte di cute che, durante la cova, trasmette più efficientemente il calore alle uova. Il numero di uova per nido varia da uno a più di una dozzina. La cova viene generalmente effettuata dalla sola femmina o, a turno, da entrambi i genitori; soltanto in alcune specie i ruoli dei sessi sono invertiti e la cova delle uova, insieme alle cure parentali, è affidata interamente al maschio. In queste specie la femmina è solitamente più grande e più vivacemente colorata del maschio.

Schiusa e vita sociale
A seconda del loro livello di autonomia al momento della schiusa, i giovani uccelli vengono definiti implumi (tra gli altri, i passeracei, i picchi, i martin pescatori, i rondoni e i pellicani) e precoci (i tacchini, i fagiani, le quaglie, le oche, le anatre e i cigni). I giovani implumi escono dall'uovo nudi e ciechi, oppure coperti di un rado piumino; non sono in grado di sostenersi da soli sulle zampe e dipendono completamente dai genitori. I piccoli precoci, invece, hanno gli occhi aperti e un fitto piumino, sono in grado di camminare e di correre subito dopo la schiusa e nell'arco di pochi giorni imparano a procurarsi parte del nutrimento in modo autonomo. Esistono anche numerose specie con caratteristiche intermedie (rapaci, procellariformi, gabbiani e sterne). Nella maggior parte dei casi, la famiglia si scioglie non appena i giovani sono in grado di nutrirsi da soli. Tuttavia, in alcuni grandi uccelli come i cigni e le gru, i gruppi familiari rimangono uniti durante la migrazione e per tutto l'inverno successivo. Studi recenti dimostrano che in diversi casi i giovani possono restare con i genitori per un periodo variabile da uno a tre anni, aiutandoli a sorvegliare i piccoli delle nidiate successive, prima di staccarsi definitivamente dalla famiglia d'origine e fondarne essi stessi una nuova.

Pulcini
Dal momento della schiusa, per circa tre settimane, i pulcini della maggior parte delle specie che nidificano sugli alberi vengono nutriti a un ritmo serrato fino al raggiungimento dell'autosufficienza. I genitori compiono centinaia di spedizioni al giorno per procacciare il cibo loro necessario. I piccoli di cincia blu, qui fotografati a sinistra a tre giorni di età, dopo dieci giorni (a destra) sono già quasi del tutto autosufficienti.

Per far fronte all'altissima mortalità dei giovani uccelli, il numero di uova deposte è sempre relativamente elevato. Nel caso delle specie migratrici, la maggior parte delle perdite è legata ai rischi del viaggio, mentre in quelle sedentarie la mortalità è dovuta in genere alla predazione delle uova e dei piccoli da parte di altri animali. Negli uccelli, come nei mammiferi, la speranza di vita è approssimativamente correlata alle dimensioni. La longevità allo stato selvatico, tuttavia, non è mai pari a quella raggiunta dagli uccelli tenuti in cattività, protetti dalle malattie e dai predatori. Nei giardini zoologici, fra gli uccelli più longevi si trovano i pappagalli, i grandi uccelli acquatici e i rapaci.

Gli uccelli e l'uomo
Alcune specie di uccelli sono apprezzate dall'uomo in qualità di animali da compagnia; tra i più frequenti nelle gabbie e nelle voliere domestiche, i canarini e alcune varietà di pappagalli. Infine, è relativamente diffuso l'hobby del birdwatching, che consiste nell'osservazione amatoriale del comportamento degli uccelli selvatici nel loro ambiente naturale; in alcuni casi la pratica del birdwatching ha portato interessanti contributi alle conoscenze nel campo dell'ornitologia.